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La Bussola


Piu' coraggio per lo sviluppo

20/04/2011 - Il Governo ha approvato la settimana scorsa il Documento di economia e finanza (Def) e la bozza del Piano nazionale di riforma (Pnr) che guideranno la politica economica nei prossimi anni nel quadro del nuovo coordinamento europeo. In sintesi, i due documenti indicano una crescita del Pil dell'1,1 quest'anno, dell'1,3 nel 2012, dell'1,5 del 2013 e il pareggio del bilancio dello Stato nel 2014, con una manovra da 35-40 miliardi concentrata nel 2013-2014, mentre quest'anno e il prossimo sui conti pubblici ci sarà "solo manutenzione".

L'obbiettivo del pareggio di bilancio è sicuramente importante, un traguardo storico, anche perché è la premessa per aggredire il macigno del debito pubblico, che continua a deprimere la nostra economia e che nel 2012 crescerà al 120% del Pil. Bisognerebbe però riflettere sulla apparente rinuncia a procedere quest'anno e il prossimo sulla strada delle riforme economiche strutturali, per rimandare alla prossima legislatura tutto l'aggiustamento dei conti necessario a raggiungere il pareggio. Sarebbe auspicabile maggiore determinazione, anche perché solo l'aggiustamento dei conti pubblici può liberare risorse per lo sviluppo e per la crescita del Pil che resta ancora debole e per la riduzione delle tasse. Tanto più che i venti di crisi finanziaria hanno ripreso a spirare sia in Europa sia negli Stati Uniti e solo un forte e costante impegno di risanamento può tenerci al riparo da nuove bufere.

 
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Dobbiamo avere più coraggio recuperando l'ispirazione profonda del Pdl fatta di economia sociale di mercato, liberalismo solidale e sussidiarietà non solo "verticale" (spostare con il federalismo il massimo delle competenze ai livelli di governo più vicini ai cittadini) ma anche e direi soprattutto "orizzontale", cioè affidare alla società civile e ai privati tutte le funzioni che sono in grado di svolgere più efficacemente delle istituzioni pubbliche.

Faccio solo qualche esempio. Nel nostro programma elettorale figurava l'abolizione delle Province, che è stata sinora accantonata. Alcuni sostengono che i risparmi sarebbero limitati. Ma siamo sicuri che sia così? La Fondazione liberale Bruno Leoni ha calcolato per esempio che l'abolizione delle Province, che ci costano 15-16 miliardi d'anno, farebbe risparmiare almeno due miliardi, redistribuendo i dipendenti e le funzioni tra Regioni e Comuni. Secondo altre stime, i risparmi sarebbero addirittura superiori. Perché il Pdl non promuove un'analisi approfondita per chiarire i benefici economici dell'abolizione delle Province, che potrebbe tra l'altro favorire finalmente la realizzazione delle Aree metropolitane per rendere più efficace il governo delle grandi città su temi come l'urbanistica, i trasporti, i rifiuti?

Bisogna procedere con maggiore determinazione anche sulla via delle liberalizzazioni e privatizzazioni nazionali e locali. Il sindaco di Roma Alemanno sta progettando l'affidamento ai privati dell'Azienda culturale Palaexpo, con un risparmio previsto di dieci milioni l'anno per le casse comunali. Questo è un chiaro esempio di sussidiarietà orizzontale che dovremmo moltiplicare? Facciamo partire il progetto del Ministro Brunetta di cessione agli inquilini del milione di alloggi popolari, che potrebbe far incassare allo Stato e alle Regioni decine di miliardi da destinare in parte alla riduzione del debito e da reinvestire in parte nell'edilizia sociale, sostenendo il settore delle costruzioni che versa in una gravissima crisi?

E dobbiamo assolutamente occuparci dell'attuazione del Piano per il Sud con l'accelerazione dei fondi strutturali europei e lo sblocco dei fondi Fas, da concentrare su pochi grandi progetti essenziali per la crescita delle imprese. Il mezzogiorno deve diventare l'opportunità di crescita per l'economia dell'Italia intera.

Si è parlato molto negli ultimi mesi di fondi alla cultura. E' stata presentata in Parlamento una proposta di legge per noleggiare nel mondo con un sistema di aste on-line a musei, fondazioni culturali, organizzatori di mostre, università, imprese, le migliaia e migliaia di dipinti, sculture, reperti archeologici che giacciono nei depositi (solo gli Uffizi hanno oltre 2500 opere immagazzinate). Se una parte di queste opere girassero per il mondo sarebbero veri "ambasciatori culturali" del nostro Paese e potrebbero farci incassare miliardi preziosi da reinvestire nella cultura e da destinare in parte alla riduzione del debito.

Sono solo quattro esempi tratti dalla cronaca di queste settimane per dimostrare le molte cose che possiamo fare per continuare nel cammino intrapreso di risanamento dei conti pubblici e di rilancio dello sviluppo. Non è tempo di "manutenzioni ordinarie", ma di interventi incisivi che recuperino nell'azione riformatrice l'ispirazione profonda del nostro Pdl.



                                                                                                                         Claudio Scajola