Cristoforo Colombo per le Liberà  
| | | | | | | |
 
 

La Bussola


La crisi mondiale e il provincialismo italiano

06/04/2011 - Lo scrisse Henry Kissinger molti anni fa: quando incontrava i governanti italiani si rendeva conto che parlare con loro dei grandi temi della politica mondiale non solo era tempo perso, ma li annoiava profondamente. Consapevoli della loro irrilevanza nello scenario globale, i politici italiani non vedevano l'ora di smettere di perdere tempo con il Segretario di Stato americano, e di tornare ad occuparsi delle loro complicatissime guerre di correnti e di sottogoverno.
Il governo Berlusconi ha provato a cambiare questo approccio, ma la mentalità provinciale rilevata allora da Kissinger è rimasta fortemente radicata, non solo fra i politici, ma anche fra i commentatori e i giornalisti.

E così, i grandi eventi che stanno accadendo sotto i nostri occhi, che stanno cambiando la geografia politica del mondo a pochi chilometri dai nostri confini, sembra che ci appassionino solo per i loro riflessi di politica interna, nella speranza di lucrare qualche voto con facile demagogia, o di tentare di mettere in difficoltà il governo speculando su vere o presunte divaricazioni.

Eppure quello che sta accadendo è davvero storico. Il mondo nel quale siamo cresciuti, il mondo diviso in due dalla guerra fredda, è finito con il crollo del muro di Berlino. Ma anche il mondo che pensavamo fosse nato con il crollo del comunismo, nel quale un'unica potenza, gli USA, era in grado di esercitare un ruolo guida, e di farsi garante dei valori di democrazia, libertà, diritti civili, è finito in poco più di un ventennio.

 
La Bussola di Claudio Scajola
Mappa
 
Aderisci a FCC
Per le libertà
 
 

L'impetuosa crescita del paesi "a basso costo", primo fra tutti la Cina, la grande crisi economica degli ultimi anni, che ha scosso alle radici la stabilità economica degli Stati Uniti e degli altri paesi occidentali, il ritrovato protagonismo della Russia, ma soprattutto i rivolgimenti in atto nel mondo arabo evidenziano drammaticamente la progressiva erosione del ruolo degli Stati Uniti e dell'Occidente , l'incapacità, o la non volontà, di gestire i grandi processi mondiali.

Noi non sappiamo se quello che succederà in Nord-Africa porterà a una forma di democrazia liberale in qualche nodo simile alla nostra, o al contrario all'affermazione di regimi islamisti sul modello iraniano. Ma sappiamo che questi processi avvengono comunque fuori dal controllo degli Stati Uniti, che non sono stati in grado né di prevederli né di gestirli. Gli attori in campo sono tanti, nella partita dell' "89 arabo", e fra questi l'intervento dell'occidente è stato tardivo, confuso, incerto negli obiettivi.

É una partita appena cominciata, che ci riguarda direttamente. Una partita resa ancora più drammatica dalla coincidenza con un altro episodio, in tutt'altra parte del mondo: quanto sta accadendo a Fukushima in Giappone probabilmente significherà un'inversione di tendenza a livello mondiale (o almeno europeo) nel ricorso all'energia nucleare. E quindi, almeno nel breve-medio periodo, una più forte dipendenza dal petrolio e dai combustibili fossili. Che, come è noto, stanno per larga proprio parte nei paesi interessati dagli sconvolgimenti in corso.

Dire che tutto questo comporta una riflessione sul ruolo dell'Europa, e implica per l'Italia nuove incognite e nuove responsabilità,da esercitare in prima persona e in ambito europeo, significa dire una cosa addirittura ovvia.
Dire che tutto questo sembra interessare – all'opposizione e non solo - molto meno dei risultati delle prossime amministrative, o dei processi contro Berlusconi, purtroppo è un'ovvietà ancora più grande.

                                                                                                                         Claudio Scajola