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La Bussola
Crisi libica e petrolio
09/03/2011 - La crisi libica ci coinvolge direttamente. Tutti speriamo di veder nascere una Libia più libera e democratica. Ma c'è anche il rischio che la Libia entri in un lungo tunnel di guerra civile e instabilità politica come la Somalia o l'Afghanistan. C'è poi il rischio dell'aumento esponenziale degli sbarchi di profughi africani sulle nostre sponde. E ci sono i rischi energetici: la Libia fornisce il 30% del petrolio e il 12% del gas che consumiamo. Intanto già subiamo l'aumento dei prezzi del greggio sopra i 100 dollari a barile: lo sentiamo alla pompa di benzina e presto lo sentiremo nelle bollette del gas e dell'elettricità, perché l'Italia è un Paese che "va a gas" e il prezzo del gas è agganciato a quello del petrolio.
Noi ricaviamo dai combustibili fossili (gas, petrolio, più una quota minore di carbone) l'83% della nostra elettricità. Mentre solo il 17% deriva dall'idroelettrico e dalle altre fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico, geotermico, biomasse). Altri Paesi europei sono meno esposti a questo "rischio energetico": la Francia ricava infatti dal nucleare il 70% della propria elettricità. La Germania ha una quota rilevante di carbone e ha recentemente prorogato l'utilizzo delle sue centrali nucleari, così come ha fatto la Spagna. |
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E' proprio per mettere in grado l'Italia di affrontare crisi energetiche come quelle che si stanno manifestando in Libia e negli altri Paesi africani e mediorientali, che il Governo Berlusconi ha riaperto la strada all'energia nucleare.
E' una delle riforme strutturali più importanti avviate in questi ultimi tre anni. Una riforma che vuol porre riparo allo sciagurato referendum antinucleare del 1987, che ha condannato l'Italia a pagare l'energia elettrica il 30% in più della media europea (e il 60% in più della Francia), contribuendo alla forte caduta di competitività del nostro Paese. Se negli ultimi 15 anni l'Italia è cresciuta meno e ha creato meno posti di lavoro per i giovani degli altri Paesi europei, lo si deve anche all'alto costo dell'energia dovuto all'assenza del nucleare. Spero che i cittadini italiani, che saranno chiamati a votare in un nuovo referendum sul nucleare, se ne rendano conto. E si convincano che, come ha detto in una recente intervista l'oncologo Umberto Veronesi, neopresidente dell'Agenzia di Sicurezza, "senza il nucleare l'Italia è un Paese morto".
Claudio Scajola
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