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28/07/2011
Introduzione al convegno on-line sui regolamenti parlamentari
"Nuove regole in Parlamento per una politica più efficiente"
Le democrazie contemporanee sono oggi chiamate ad affrontare due questioni cruciali: l'efficienza e la rapidità dei processi decisionali, da una parte, e la rappresentatività, dall'altra. Le due questioni sono tra loro strettamente intrecciate. Le sfide dell'economia globale e le nuove dinamiche geopolitiche non consentono risposte lente e atteggiamenti dilatori da parte dei sistemi politici. La credibilità e l'affidabilità di un Paese sono, oggi, "moneta sonante", nel senso che incidono in maniera diretta e immediata sul suo potere negoziale e sul suo profilo economico-finanziario. Ma per essere credibili e affidabili occorre affrontare con prontezza i problemi, siano essi di natura interna o esterna, inerenti alla stabilità economica, al benessere sociale e alla sicurezza dei cittadini. Al tempo stesso, la società si fa sempre più complessa e le istanze da essa provenienti non possono essere classificate secondo i vecchi schemi ideologici. |
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Il cittadino non chiede che i suoi rappresentanti politici la pensino come lui su tutte le questioni sociali più importanti: sa che questo, oggi, è impossibile e sarebbe, forse, anche sbagliato. Il cittadino, piuttosto, vuole che i processi decisionali siano chiari ed efficaci, in modo da poterne dare una valutazione in ordine alla qualità della propria vita e da potere, in questo modo, consapevolmente indirizzare il proprio consenso politico. In altre parole, il cittadino, oggi, si sente "rappresentato" se è posto nelle condizioni di «conoscere per deliberare». Tutto ciò, dal punto di vista della prassi politica, in una democrazia parlamentare, significa che chi vince le elezioni deve poter governare, realizzando il programma con cui s'è presentato agli elettori, e chi sta all'opposizione deve potere far sentire in maniera chiara la propria voce, preparandosi a chiedere a propria volta a chiedere agli elettori i consensi necessari per assumere la guida dell'Esecutivo. Una tale dialettica, naturalmente, come la tradizione parlamentare anglosassone insegna a tutto l'Occidente, deve svilupparsi all'interno dei limiti della legalità costituzionale e deve essere animata da spirito di collaborazione sulle questioni che riguardano l'interesse della Nazione. Si può dire da questo punto di vista che, almeno in prospettiva, le pessimistiche aspettative sul declino del ruolo delle Assemblee rappresentative siano destinate ad essere smentite? La questione è aperta. Ma non c'è dubbio che si registra nel mondo una crescente attenzione, da parte della politica così come della dottrina, nei confronti del funzionamento del Parlamento. Ciò vale anche per l'Italia, dove le riforme dei regolamenti parlamentari accompagnano da anni l'evoluzione del nostro sistema politico.
Si va dalle politiche consociative degli anni Settanta alla crisi del sistema, alla fine degli anni Ottanta, dalla svolta maggioritaria cominciata alla metà degli anni Novanta all'assetto bipolare dei giorni nostri. Le proposte attualmente presenti in Parlamento sono espressione di diverse culture politiche e di diverse impostazioni dottrinali, ma sono tutte orientate verso il modello di una "democrazia decidente", che rafforzi la credibilità delle istituzioni e avvicini i cittadini alla politica.
L'attuale durezza del confronto politico rischia di far passare in secondo piano questa fondamentale questione, che non riguarda una singola parte, ma la credibilità delle nostre istituzioni nei confronti sia dei cittadini italiani sia dei partner internazionali. Per questo, vogliamo qui rilanciare la questione della riforma dei regolamenti parlamentari e chiedere ai nostri interlocutori – politici, professori, esperti – a che punto sono i lavori e quali sono le prospettive future.
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