Si è fatto un gran parlare dei nostri obiettivi: ebbene, noi non siamo né carbonari né gente abituata a pugnalare alle spalle. Diciamo quel che pensiamo e cioè che è necessario che Berlusconi sia artefice di una grande scossa, di una grande svolta, come fece nel '94 quando fermò la "gioiosa" macchina da guerra di Occhetto.
Altrimenti il Paese non si salva.
Questo non ha nulla a che fare con le illazioni sulla "rinascita della Democrazia Cristiana" che si leggono di tanto in tanto. Nessuno che conosca la realtà italiana può seriamente pensare ad una rinascita della DC. Tutt'altra cosa è lavorare, come noi facciamo, perchè si possano ritrovare insieme coloro che si riconoscono in certi valori per un progetto nuovo, chiamiamolo partito dei moderati o altro, che possa rimettere insieme le tradizioni importanti della cultura occidentale, tra cattolici e laici, del nostro Paese. Il percorso per il partito dei moderati però va iniziato! Mesi fa suggeremmo una Costituente che, però, non è mai decollata.
Non dobbiamo ripetere l'errore che avrebbe dovuto accompagnare la presentazione della lista elettorale del Pdl: Berlusconi con la geniale intuizione del 2008 aveva capito che la frammentazione generava instabilità e rendite di posizione Ma il primo contenitore costruito nella provvisorietà della campagna elettorale, non è mai stato completato sviluppando una vera e impegnativa sintesi tra le diverse anime della nuova forza politica.
Oggi noi diciamo che proprio Berlusconi deve prendere in mano una situazione difficile per allargare il consenso parlamentare. C'è bisogno di un governo con una maggioranza più vasta per garantire di poter uscire dalla situazione difficile in cui siamo. Berlusconi è stato il protagonista della politica negli ultimi vent'anni e può esserlo ancora nella nuova fase che si deve aprire.
In questi giorni si è creato un grande clamore intorno al nulla, una cena tra parlamentari che si conoscono, per il semplice motivo che oggi non ci sono luoghi dove potersi confrontare e definire strategie. Se si finisce col parlarsi a colpi di titoli sui quotidiani, questo non aiuta certo a individuare soluzioni condivise e di buon senso.
Le ricostruzioni apparse sulla stampa del mio incontro con Silvio Berlusconi sono una conferma della cattiva informazione che circola, non solo per responsabilità dei giornali a caccia di retroscena, ma anche e soprattutto per colpa di chi diffonde notizie infondate. A chi cerca ancora di intorbidire le acque ribadisco che non ho riferito a nessuno, né intendo riferire, il contenuto del mio colloquio con il presidente del Consiglio.
Capisco che questo deluda gli appassionati di dietrologia e renda meno suggestive le cronache giornalistiche, ma la discussione politica è un'altra cosa. E chi mi conosce sa che io sono abituato a confrontarmi a viso aperto, forse con eccessiva franchezza, ma certamente mai attraverso complotti o messaggi trasversali. Non di questo d'altronde hanno bisogno né il PDL, né la maggioranza, né soprattutto la politica italiana, in un momento così difficile della storia del nostro Paese.
Claudio Scajola
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