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La Bussola


Deroga al patto di stabilità per la sicurezza dei territori

10/11/2011

L'Italia è a lutto dopo le devastazioni causate dalle forti piogge di origine atlantica che sono rimaste "imprigionate" tra le nostre montagne.

Con eccezione di Sardegna e Puglia, tutta l'Italia ha subito i danni del maltempo.
La mia Liguria ha visto prima devastato il Levante, la provincia della Spezia, e poi Genova e il Ponente. La Penisola è a lutto, perché la furia dell'acqua ha provocato vittime innocenti, e gli italiani giustamente si pongono domande su come ciò sia potuto accadere.

Indubbiamente siamo di fronte a veri e propri nubifragi, calamità naturali quasi sempre imprevedibili. Tuttavia credo occorra fare autocritica, prima come uomini e poi come politici.

Per anni, sotto il martellante tamtamdell'ambientalismo integralista, abbiamo voluto credere che amare la natura fosse non toccare nulla. Abbiamo così dimenticato la saggezza dei nostri nonni e dei nostri padri, che ben sapevano che i boschi necessitano ordine, che l'alveo dei fiumi deve essere mantenuto pulito, che le aree golenali non possono essere invase ma devono essere lasciate libere, che, insomma, l'uomo è parte della natura e che quindi deve impegnarsi a mantenerne l'equilibrio attraverso un lavoro quotidiano impegnato e rispettoso.

 

 

 

 
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Per quanto concerne le responsabilità politico-amministrative, invece, dobbiamo riconoscere con chiarezza che in questi anni è prevalsa la logica degli interventi straordinari. Pur in presenza di una legislazione adeguata – il decreto legislativo 152 del 2006 – è venuta meno la difesa del suolo: sono mancati i decreti attuativi e localmente gli amministratori hanno dovuto spesso fare i conti con logiche di veti incrociati e al tempo stesso di scarsità di risorse.

Troppe volte la trascuratezza di sindaci, presidenti di provincia e di regione, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Nella sola mia Liguria si calcolano già 200 milioni di danni, ma anche altre aree del nostro Paese risultano flagellate dalla violenza dell'acqua: penso al Piemonte, alla Lunigiana, alla Basilicata.
Credo sia giunto il momento, pur in presenza delle difficoltà di bilancio note a tutti, di un piano straordinario per la messa in sicurezza del territorio italiano.

Se ne parla ogni volta che c'è una calamità e poi subito dopo anteponiamo altre, per carità, giuste emergenze. Ma credo che anche sul piano della crescita non sia saggio ridurre le risorse all'ambiente ma anzi, da subito, si può fare a saldi invariati qualcosa di importante.

Il patto di stabilità deve essere sopportabile dai comuni. Deve essere gestito con intelligenza per coniugare un doveroso e positivo impegno verso la virtuosità amministrativa con l'adempimento di ciò che un sindaco può e deve fare per il proprio territorio. Se, in sostanza, l'obiettivo previsto è rispettato, lo Stato deve consentire autonomia gestionale: se vi sono residui spendibili per mettere in sicurezza marciapiedi, tombini, canali, scuole, non v'è ragione per la quale tali interventi siano negati in modo irragionevole.

Per questo occorre intervenire immediatamente per una deroga al patto di stabilità che consenta ai sindaci di liberare risorse finalizzate alla salvaguardia del proprio territorio in previsione di future calamità naturali.


 

                                                                                           Claudio Scajola