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La Bussola


Crescere, crescere, crescere

20/09/2011

Il declassamento del nostro debito pubblico da parte di "Standard and Poor's" (che già aveva declassato il debito statunitense) ha due motivazioni: le incertezze politiche e soprattutto la bassa crescita del nostro Pil, che quest'anno dovrebbe aumentare dello 0,7-0,8% e l'anno prossimo di un misero 0,2%. Con una crescita così bassa, argomenta l'Agenzia di rating, aumentano le preoccupazioni sulla capacità dell'Italia di restituire il debito che, lo ricordiamo è pari al 119% del Pil (contro la media europea dell'85% circa), ha superato in cifra assoluta i 1900 miliardi di euro e rappresenta il 25% dell'intero debito europeo: è comprensibile, dunque, che il nostro debito, per le sue dimensioni, faccia più paura ai mercati di quello greco e anche di quello spagnolo, che hanno dimensioni assi più ridotte.

Il Governo si è sinora concentrato sul pareggio di bilancio che con le manovre di luglio e agosto sarà raggiunto nel 2013. Era giusto agire così, perché senza pareggio di bilancio non c'è alcuna possibilità di avviare la riduzione del debito. Ma d'altra parte la manovra avrà fatalmente un effetto depressivo sulla crescita.


 

 
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Per questo è giunto il momento di avviare una seria azione di rilancio dello sviluppo, utilizzando tutte le risorse disponibili, che non sono poche. Intanto bisogna ricordare che l'Italia, nonostante lo tsunami finanziario, ha un'economia produttiva solida. Siamo il secondo Paese manifatturiero europeo dopo la Germania e continuiamo a farci onore sui mercati mondiali: nel primo semestre del 2011 le nostre esportazioni sono aumentate del 17%, più di quelle tedesche. Inoltre, le famiglie italiane sono ancora ricche: il loro patrimonio netto è di 8.700 miliardi (più di quattro volte il debito pubblico).

E' vero che le imprese, soprattutto le piccole imprese, sono sottocapitalizzate e molto indebitate (il capitale proprio è pari al 12% dell'attivo, contro il 30% delle imprese francesi e il 34% di quelle tedesche), ma tutte le indagini dicono che le famiglie degli imprenditori sono ricche, solo che preferiscono mettere i soldi in immobili e investimenti finanziari, anziché nell'impresa.

Dunque una maggiore crescita è possibile, nonostante tutto. Il Ministro Tremonti ha annunciato un "tagliando per la crescita". E' importante che questo "tagliando" affronti rapidamente tutti i nodi che frenano lo sviluppo. Bisogna in primo luogo capitalizzare le imprese, incentivando gli imprenditori a mettere i loro soldi nell'azienda. Poi occorre accelerare le aggregazioni e le "reti d'impresa" per favorire l'innovazione e l'internazionalizzazione.

E poi occorre varare al più presto una riforma fiscale centrata sullosviluppo: dunque meno tasse sul lavoro e sull'impresa e più tasse sui patrimoni "inerti" (per esempio le case vuote) e sulle rendite. Solo così riusciremo a rilanciare i consumi interni, perché non possiamo puntare solo sull'export. E infine occorre rilanciare le privatizzazioni e le liberalizzazioni, soprattutto a livello locale, utilizzando i proventi della cessione di aziende pubbliche per rilanciare le infrastrutture e le opere pubbliche.

L'Italia resta un grande Paese, una grande economia produttiva. Non possiamo rassegnarci al declino.

 

 

                                                                                                                       Claudio Scajola